Home Uomo e Ambiente Diritti È da pazzi privatizzare l'acqua!

È da pazzi privatizzare l’acqua!

L’acqua, ce lo dice la scienza, è il principio di ogni forma di vita esistente sul nostro Pianeta. Per questo parlare di acqua, come dice Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, significa parlare di “diritto alla vita”.

Un diritto universale, inalienabile che pure, ancora una volta, si trova sotto attacco. Nel silenzio quasi generale, infatti, per la prima volta nella storia il bene più prezioso è stato quotato in borsa a Wall Street, alla stregua di qualsiasi altra merce. Da ora in poi sarà dunque possibile investire sull’acqua, speculare sull’acqua, dare un valore economico all’acqua e scommettere su quanto varrà in futuro. E c’è già chi, come il CME Group, ha tracciato le previsioni di mercato per l’acqua, sulla base del Nasdaq Veles California Water Index.

La notizia è sconcertante, a maggior ragione a fronte dell’emergenza idrica che l’intero Pianeta sta affrontando. La crisi climatica, come portato alla luce da uno studio pubblicato su The Nature, impedisce a montagne e ghiacciai di stoccare e immagazzinare l’acqua; le conseguenze delineate dagli scienziati sono drammatiche: entro il 2025 circa due terzi della popolazione mondiale avrà difficoltà ad accedere all’acqua. Difficoltà già oggi ampiamente diffuse, se si pensa che di tutta l’acqua presente sulla Terra solo il 3% è potabile e, di questo 3% per cento, solo un terzo è direttamente utilizzabile dall’uomo per bere.

In uno scenario di questo tipo, l’idea di privatizzare l’acqua è non solo irricevibile ma è anche disumana, perché disumane sono le conseguenze che questa decisione avrebbe su miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà.

Immediata è arrivata anche la reazione dell’ONU, attraverso le parole di Pedro Arrojo-Agudo, Relatore speciale sui diritti umani per l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sicuri, che ha ribadito il valore dell’acqua come diritto umano fondamentale riconosciuto dalle Nazioni Unite e dunque non trattabile come una qualsiasi merce di scambio.

L’acqua è un bene comune e tale deve rimanere, per questo, come affermano la co-portavoce nazionale dei Verdi, Elena Grandi, e il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli è fondamentale chiedere ora al Governo italiano di “ribadire i due impegni sull’acqua bene pubblico approvati dal referendum del 2011: che l‘acqua stia fuori dal mercato e che non si possano ricavare profitti da questo bene. Ma per farlo è necessario che il governo si sbrighi a ripubblicizzare l’acqua, che anche in Italia spesso è gestita da agenzie multiservizi parzialmente quotate in borsa o che si distribuiscono i dividendi”.

Un’occasione per agire finalmente nella direzione di una totale pubblicizzazione dell’acqua è rappresentata dal Recovery fund. Come suggerisce in un suo articolo Alex Zanotelli, sarebbe sufficiente utilizzare 2 dei 209 miliardi destinati al nostro Paese – cifra che peraltro rientrerebbe perfettamente nel 37% della quota che la Commissione europea ha deciso che venisse destinata al Green deal – per portare a compimento questo processo.

Non solo, un investimento di questo tipo consentirebbe anche di risolvere un altro problema che da anni ci portiamo dietro: quello di oltre 300 chilometri di reti idriche ridotte a un tale colabrodo da mandare perduto circa il 50% dell’acqua che le attraversa.

Agire per l’acqua pubblica significherebbe non solo rispettare una volontà chiaramente espressa già nel 2011 dalla maggioranza degli italiani, ma anche dare un segnale controcorrente rispetto a quanto sta accadendo oltreoceano e ribadire con chiarezza che l’acqua è un bene e un diritto di tutti e di tutte.

La Redazione
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