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Accordo di Parigi: gli obiettivi potrebbero diventare realtà

Per la prima volta la previsione di aumento della temperatura al 2100 del Climate Action Tracker si avvicina agli obiettivi di Parigi: 2,1 gradi.
Quando venne per la prima volta pubblicato nel 2009, il Climate Action Tracker (CAT), l’analisi scientifica indipendente che valuta l’azione per il clima, stimava un aumento della temperatura al 2100, sulla base degli impegni presi a Copenhagen quell’anno, in 3,9 catastrofici gradi.

Gli NDC (contributi nazionali) raggiunti agli Accordi di Parigi nel 2015 facevano poi stimare al CAT l’aumento di temperatura a 2,7 gradi – molto più di quanto però previsto dagli Accordi, che prevedevano di restare “ben al di sotto” dei due gradi, raggiungendo gli 1,5°.
Non solo: il CAT ha cominciato allora ad analizzare le politiche concretamente applicate, che nel 2015 facevano stimare un aumento, purtroppo, di ben 3,6°.
La situazione fino al 2020 ha visto luci ed ombre: alcune politiche sono state messe in atto, il costo delle rinnovabili ha continuato a scendere, il carbone è stato usato sempre meno e c’è stata una minore crescita economica (prima e a causa della pandemia), tutti fattori che hanno fatto scendere la previsione del CAT, sulla base delle politiche concretamente adottate, a un aumento di temperatura di 2,9°.
Ma questo mentre l’assunzione di impegni è persino diminuita: non ci sono stati nuovi NCD significativi e gli USA di Trump, uscendo dagli Accordi di Parigi, hanno addirittura ritirato i propri – la previsione sulla base degli impegni presi rimaneva per il CAT, fino al mese scorso, simile a quella di cinque anni prima: 2,6°.
Poi, quella che il CAT di dicembre 2020, speranzosamente, chiama la svolta. L’annuncio a settembre di una decarbonizzazione cinese al 2060 (che, nelle scorse settimane è stato chiarito, riguarda non solo la CO2 ma tutti i gas serra, e da sola vale da 0,2 a 0,3 gradi), quelli di analoghi obiettivi al 2050 da parte di Sud Africa, Giappone, Corea del Sud e Canada. E finalmente la vittoria di Biden alle elezioni americane: il suo piano di azzerare le emissioni al 2050 vale da solo 0,1 gradi.
Questo ha portato la previsione del CAT di dicembre 2020, sulla base degli impegni presi, a un aumento della temperatura al 2100 di 2,1°, per la prima volta vicina agli obiettivi di Parigi.
Avvertenze: si tratta di una probabilità, date le limitate conoscenze scientifiche, e soprattutto è una previsione ottimistica, e serve una applicazione pratica.
C’è una enorme attesa così per i nuovi NDC nazionali al 2030, che devono essere presentati entro il 31 dicembre: ancora nessun grande paese inquinatore li ha presentati, e c’è un notevole gap tra i ‘vecchi’ NDC e la riduzione di emissioni necessaria al 2030 per raggiungere gli obiettivi di Parigi.
Al tempo stesso, ci sono ragioni per sperare di avvicinarsi alla impensabile solo pochi anni fa soglia degli 1,5°: i paesi che rappresentano il 37% delle emissioni mondiali devono ancora impegnarsi alla neutralità climatica, e una volta raggiuntala è verosimile che le emissioni diventino negative, per l’uso di suolo e tecnologie per la rimozione delle emissioni.
Per la prima volta, insomma, il sogno di Parigi acquista i contorni di una realtà.

Pietro Reggiani
Pietro Reggiani
Cresciuto nei freddi del Nord Italia, abita da molti anni in una Roma purtroppo sempre più calda. Sceneggiatore e regista, cura il sito de La Scienza al Voto, un'unione tra scienziati e comunicatori coordinata da Antonello Pasini, fisico del CNR, impegnata a diffondere il dato scientifico su autolesionismo climatico e ambientale.

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