Home ecologica Clima Dichiarazione di emergenza climatica: è la volta della Nuova Zelanda

Dichiarazione di emergenza climatica: è la volta della Nuova Zelanda

“Una delle più grandi sfide del nostro tempo”, così ha commentato la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern l’approvazione della dichiarazione di emergenza climatica da parte del suo Paese. Importantissimo, a questo proposito, anche l’impegno preso dal Parlamento della Nuova Zelanda di un governo neutrale per le emissioni di carbonio entro il 2025.

La dichiarazione di emergenza climatica

La dichiarazione di emergenza climatica è stata sostenuta dal Partito Verde e dal Partito Māori e osteggiata dal Partito Nazionale e dal Partito Act.

La mozione presentata in Parlamento mercoledì e approvata oggi ha riconosciuto “l’impatto devastante che la volatilità e il clima estremo avranno sulla Nuova Zelanda e sul benessere dei neozelandesi, sulle nostre industrie primarie, sulla disponibilità di acqua e sulla salute pubblica attraverso inondazioni, innalzamento del livello del mare e incendi”.

La Nuova Zelanda, a questo punto, si aggiunge alle altre trentadue nazioni (e al Parlamento Europeo) che hanno formalmente riconosciuto la crisi globale dichiarando un’emergenza climatica. Alcune, purtroppo, senza impegni formali decisivi o troppo procrastinati, come l’Italia che ha votato a favore della carbon neutrality solo entro il 2050.

Difesa della biodiversità globale

La mozione del Parlamento della Nuova Zelanda ha riconosciuto “l’allarmante tendenza al declino delle specie e della biodiversità globale“, compreso il declino della biodiversità indigena della Nuova Zelanda.

Parlando in Parlamento dopo il voto, Ardern ha affermato che il Paese deve “agire con urgenza” e ancora che “Questa dichiarazione è un riconoscimento della prossima generazione. Un riconoscimento del fardello che si porteranno dietro se non facciamo le cose per bene e non interveniamo subito”. Facendo chiaramente riferimento alle e agli attivisti dei Fridays For Future e di Extinction Rebellion. “Sta a noi fare in modo di dimostrare un piano d’azione e un motivo di speranza” ha aggiunto.

Veicoli elettrici o ibridi per il settore statale

La Ardern ha poi descritto i prossimi passi del suo esecutivo, spiegando che il settore statale sarà obbligato ad acquistare solo veicoli elettrici o ibridi, il parco macchine sarà ridotto nel tempo del 20% e tutte le 200 caldaie a carbone utilizzate negli edifici del servizio pubblico saranno gradualmente eliminate.

La mozione parla anche dei “progressi significativi per vincere la sfida” da parte del Paese attraverso la firma dell’Accordo di Parigi e l’approvazione del Zero Carbon Act 2019, che impegna la Nuova Zelanda a ridurre le emissioni.

Per i partiti dell’opposizione la mossa della Arden sarebbe solo una trovata pubblicitaria. “Pensiamo che vada bene dichiarare un’emergenza, ma non c’è un piano adeguato su come affrontarla”, ha detto la leader del Partito Nazionale, Judith Collins

Emissioni aumentate del 60% in 20 anni

La Nuova Zelanda contribuisce solo per lo 0,17% delle emissioni globali, ma è un dato elevato per le sue dimensioni, collocandosi al 17° posto su 32 paesi dell’OCSE. Le sue emissioni nette sono aumentate del 60% negli ultimi due decenni.

La maggiore fonte di emissioni di CO2 della nazione è il trasporto su strada, ma la maggior parte dei gas serra proviene dall’agricoltura.

In effetti quanto approvato dal Parlamento della Nuova Zelanda può essere visto come un bicchiere mezzo pieno, per quanto riguarda l’adesione agli Accordi di Parigi e l’obiettivo  di diventare un governo neutrale per le emissioni di carbonio entro il 2025.

Ma gli impegni presi sono un bicchiere mezzo vuoto rispetto a quanto la comunità internazionale e gli attivisti climatici si aspettavano. In realtà il governo laburista al secondo mandato deve ancora introdurre politiche di riduzione del carbonio che mettano il Paese sulla strada giusta per raggiungere i suoi obiettivi di emissione.

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Gianfranco Mascia
Ecologista, giornalista, scrittore. Tra i fondatori dei Verdi dell’Emilia Romagna, è attualmente Responsabile comunicazione Capo ufficio stampa della Federazione dei Verdi. Fondatore dei comitati Bo.Bi e animatore dei Girotondi e del Popolo Viola. Il suo ultimo libro “Come osate” ripercorre l'avventura dei Fridays For Future attraverso le testimonianze dei suoi attivisti.

1 commento

  1. Ottima iniziativa della Nuova Zelanda non per niente chi la rappresenta è DONNA e per me il genere femminile rappresenta valori di solidarietà empatia verso gli altri. Donna uguale madre come nostra Madre Terra. 🤗🤩

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