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Italia: cresce la dispersione urbanistica

In tutta Italia e in tante nazioni dell’Europa, nel corso degli anni, si è verificato il fenomeno dello “sprinkling”. Con questo termine s’intende la rapida crescita di una città in maniera disordinata. Un annoso problema divenuto sempre più difficile da risolvere da parte degli enti locali.

Problemi ambientali e di mobilità

Il disordine urbanistico si manifesta da nord a sud, soprattutto nelle zone periferiche, il cui segno caratteristico è la bassa densità abitativa (complice anche i costi inferiori dei terreni) e porta con sé non pochi problemi all’ambiente come: il consumo di suolo, la riduzione si spazi verdi, di biodiversità, il contenimento energetico, un maggior rischio idrogeologico.
La “città diffusa” oltre a un forte impatto ambientale, ha creato grosse difficoltà economiche e di mobilità alle persone.

Detto in altri termini: maggior dipendenza dalle automobili a causa della maggior distanza dai servizi, dai posti di lavoro ma anche dalle infrastrutture per la mobilità alternativa. Il tutto si traduce spesso in aumento significativo dei costi di gestione per i singoli cittadini e per le amministrazioni locali che devono fronteggiare nelle zone periferiche, come già citato, la mancanza di servizi pubblici di trasporto e servizi essenziali rispetto al tessuto urbano. Con il fenomeno dello sprinkling si sono creati al tempo stesso moltissimi “quartieri dormitori” divenuti poi covo di degrado sociale e urbano

Azione di mitigazione degli effetti del fenomeno

La crescita disordinata delle città lungo tutto lo stivale ha portato alla luce non poche sfide di carattere sociale: è necessaria un completo cambio delle politiche urbanistiche, per guidare le città verso uno sviluppo strutturato, più sostenibile che preservi le aree verdi e le superfici agricole, estremamente importanti per produrre cibo, ad esempio, a KM0.
Tra le soluzioni per mitigare gli effetti causati dalla dispersione della città c’è sicuramente:

– la rigenerazione urbana (che punti in maniera massiccia al recupero degli edifici esistenti (per non consumare suolo vergine) o al loro completo abbattimento e ricostruire ex novo;
– Carsharing, ovvero la condivisione dell’auto per spostarsi dall’abitazione al luogo di lavoro, diminuendo l’afflusso delle auto in entrata nella città
– Il bikesharing, ovvero la condivisione/noleggio delle biciclette per raggiungere dei punti di interesse evitando l’immissione dell’automobile in città;
– Oggi più che mai, soprattutto con l’avvento pandemia da Covid-19, può giocare un ruolo fondamentale anche il TELELAVORO (Smart working) che può ridurre sensibilmente l’uso dell’auto e gli spostamenti, quindi la congestione del traffico;
– Un maggior incremento del trasporto pubblico locale per limitare ora il contagio del coronavirus e rendere più efficiente e veloce il servizio a discapito dell’automobile.

Dati sulla dispersione urbana

Quasi il 35% del territorio nazionale risulta nel 2019 classificato in zone a elevata o molto elevata frammentazione con un incremento, rispetto al 2012, pari a più di un punto percentuale per entrambe le classi.
Poco più di un terzo del territorio nazionale (34,6%) risulta classificato a media frammentazione.
La densità dei cambiamenti più elevata è localizzata entro i primi 3 km di distanza dai centri città. Il discostamento maggiore dalla media si registra nello stesso intervallo, dove nell’ultimo anno, si sono sfiorati i 10 m2/ha di densità, in particolare tra i 2 e i 2,5 km di distanza dal centro.

Ottavio Currà
Ottavio Currà
Classe 1995, nato a Torino, è attualmente Studente di Scienze Politiche e Sociali. Ha un grande passione per il giornalismo ed è particolarmente attento ai temi dell'ambiente e della criminalità organizzata.

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