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Auto elettriche: il futuro che non può aspettare

La produzione di auto elettriche e la totale conversione di questo settore, potrebbe essere il giusto modo di ripartire di uno dei settori più strategici a livello europeo dopo la crisi del coronavirus.

Ormai è sempre più presente in Italia (e non solo) la discussione in merito al mercato dell’automotive e dello sviluppo tecnologico che dovrà affrontare questo settore industriale nei prossimi anni.

Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno del deputato Giuseppe Chiazzese (M5S), approvato il 12 ottobre, l’Italia dovrà impegnarsi a vietare le vendite delle auto diesel ed a benzina entro il 1° gennaio 2035.

La situazione attuale

L’Italia è, al momento, uno dei fanalini di coda per quanto riguarda la vendita di auto elettriche. Ad ottobre 2020, la percentuale di veicoli di questi veicoli venduti quest’anno arriva appena al 3,2%. Un problema di non poco conto visto che, sul nostro territorio, insistono zone chiamate tristemente “camere a gas” d’Europa.

Problemi di infrastrutture

La presenza di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici dà un chiaro segnale sia di come sia distribuita la presenza ma anche di come ancora poche siano le postazioni di questo tipo. Nel 2019, secondo una classifica de “il Sole 24 Ore” su dati Legambiente/MOTUS 2019, le regioni che più ha investito in questo campo sono state il Piemonte, il Veneto e la Lombardia. Poche le presenze e gli investimenti invece al sud, dove, ad esempio, per il 2019 abbiamo solo 27 colonnine con potenza superiore agli 11kW in Basilicata, 48 in Abruzzo e 79 della Calabria, contro i le 709 del Trentino Alto Adige o le 1134 della Lombardia. Rimanendo sempre ai dati, la netta discrepanza tra settentrione e meridione si evince anche dalla presenza di veicoli elettrici: in Campania solo lo 0.01% delle auto private sono elettriche, a Milano sono, invece, una su mille.

Il decreto semplificazione dovrebbe porre un rimedio, con la costruzione di 60.000 colonnine, una ogni mille abitanti, ma restano comunque dei nodi da sciogliere ed un cambiamento culturare da effettuare.

Non solo l’Italia

L’obiettivo 2035 non è previsto solo dal Belpaese, anche altre nazioni hanno dato l’avvio alle pratiche per abbandonare i motori a combustione e passare totalmente all’elettrico: insieme a noi, anche Belgio, Irlanda e Regno Unito si sono prefissati questa data. Su quest’ultimo, poi, si parla addirittura di un 2032, anche se inizialmente si era stimato il più lontano 2040.

Ad adottare politiche già più efficaci, invece, sono stati i Paesi del Nord Europa: qui la Norvegia ha già numeri molto importanti. Basti pensare che, nel 2020, il 72% delle macchine vendute sono state elettriche e plug-in. L’obiettivo per la transizione totale è il vicinissimo 2025. Ineieme a lei, in questa data, anche l’Olanda ha previsto l’abbandono dei vecchi autoveicoli.

Il 2030 è la data limite per la Germania, la Danimarca e la Svezia, anche qui con percentuali in doppia cifra per quanto riguarda le vendite del 2020 del comparto ecologico.

Francia, Spagna ed Austria, invece, hanno dato come obiettivo il 2040.

I problemi dell’usato

Se da un lato c’è l’Europa occidentale capofila mondiale per quanto riguarda la lotta alle emissioni ed alla transizione ecologica, dall’altro c’è il nodo dell’Europa Orientale: qui la maggior parte del mercato automobilistico è rappresentato da auto di seconda mano provenienti dai mercati dell’Ovest, dove i veicoli trovano una seconda vita. Parliamo di nazioni come la Romania, la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Lettonia, tutti Stati dove, nel prossimo futuro, dovrà essere affrontato questo tema viste le multe e i disincentivi previsti dalla Ue.

In giro per il mondo

Anche altri colossi mondiali stanno adottando delle scadenze entro le quali passare il parco macchine prodotto e venduto, totalmente all’elettrico. Tra questi spicca la Cina, che ha come data ultima il 2030, insieme al Brasile e all’India.

Diversa e particolare la situazione degli Usa. Qui la transizione non è agevolata, anche se Trump ha avuto versioni contrastanti sulle auto elettriche. Rinunciando ai piani messi in campo da Obama per l’efficientamento energetico delle macchine a combustione ed uscendo dall’accordo di Parigi, quella degli Stati Uniti sembrava ad essere destinata a diventare l’unica super-potenza senza una reale volontà di conversione dell’industria automobilistica. L’elezione di Biden potrebbe, invece, apportare un sostanziale cambiamento alla direzione: non solo il neo eletto presidente ha espresso la volontà di rientrare nell’accordo di Parigi, ma anche di favorire investimenti miliardari nel campo della green economy. In tutto questo, intanto, spicca l’esempio della California, che ha addirittura messo in piedi un piano per la conversione ecologica dei mezzi pesanti.

Tutto giusto, ma con attenzione

Quello del passaggio alle auto elettriche sembra la logica conseguenza di un andamento mondiale che, se non modificato, potrebbe avere delle conseguenze peggiori a livello climatico di quelle già attualmente visibili in giro per il globo. Ci sono, però, dei nodi da sciogliere. Il primo riguarda proprio l’uso dell’automobile. Secondo le statistiche di Legambiente, entro i 7 km dal proprio punto di partenza, il mezzo più veloce su cui spostarsi è la bici. Bisognerebbe, poi, rinforzare il comparto del trasporto pubblico ed incentivare usi intelligenti dell’autoveicolo, come il “car-pooling”. Infine, proprio sulla transizione all’elettrico, bisogna valutare l’effettiva capacità di poter mettere tutti nelle condizioni di poter effettuare questo cambiamento. Sono ancora vicini gli echi delle proteste di Parigi fatte dai gilet gialli, partite proprio dal rincaro del carburante in ottica di disincentivazione dell’uso del diesel: il passaggio all’ecologico è un dovere, fare in modo che sia alla portata di tutti un diritto fondamentale da tener presente nelle scelte governative.

I dati *

Lo stop definitivo alle auto termiche è un obiettivo ambizioso, soprattutto per quei Paesi che hanno deciso di dire basta alle fonti fossili tra il 2025 e il 2030. Ma qual è oggi l’incidenza delle auto elettriche e plug-in nei principali mercati europei?

Nella scheda in basso i dati delle vendite di auto elettriche e ibride plug-in nel mese di ottobre e per tutto il 2020 in alcuni mercati europei. Come si può vedere, tranne la Norvegia, c’è ancora parecchia strada da fare…

PAESE

auto elettriche ad ottobre

% di auto elettrice ad ottobre

Auto elettriche 2020

% auto elettriche 2020

Norvegia

12.948

79%

108.298

72%

Olanda

9.116

29%

48.339

17%

Inghilterra

17.110

12,1&

125.998

9,1%

Germania

48.017

17,5%

252.268

10,9%

Francia

19.990

12%

130.280

9.7%

Svezia

10.170

36%

66.729

29%

Italia

6.542

4,1%

36.529

3,2%

Fonti: ev-sales-blogspot.com, Unrae, Cleantechnica

*Scheda a cura di Domenico Belli

Consulente legale del Ministero dell’Ambiente in materia

di fonti rinnovabili ed Emission Trading Scheme dal 2015.

 

Jonatas Di Sabato
Jonatas Di Sabato
Giornalista, ambientalista, anarchico ed essere umano. Ha studiato Beni Culturali prima di affacciarsi nel mondo del giornalismo. Si occupa prevalentemente di politica e del raccontare la vita nelle "zone interne e disperatissime" dell'Italia Meridionale. È tra gli allievi della Scuola Langer, la scuola di formazione politica, comunicativa e giornalistica per gli under 35 promossa da Europa Verde.

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