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Stop all’uso di olio di palma e di soia a scopi energetici: passa l’emendamento in Senato

Il Senato approva lo stop all’uso di oli per scopi energetici, la proposta passa alla Camera

È passato pochi giorni fa in Senato l’emendamento alla proposta di legge di delegazione europea che traccia il sentiero verso lo stop all’uso di olio di palma e di soia a scopi energetici. Con la nuova direttiva sulle energie rinnovabili, l’UE ha infatti deciso per una graduale soppressione del sostegno politico ed economico a questo tipo di oli a partire dal 2023, con lo scopo di arrivare alla totale eliminazione entro il 2030.

Agli Stati membri è stata però lasciata la possibilità di anticipare questa scadenza, tanto che provvedimenti in tal senso sono già stati presi sia in Francia, in cui l’esclusione è avvenuta a partire dal 1 Gennaio 2020, che in Norvegia, dove avrà inizio nel 2021. Se la proposta varata dal Senato passasse alla Camera, l’Italia sarebbe il terzo Paese europeo a fermare i sussidi per gli oli di palma e di soia ad uso energetico prima del 2030; dal 1 Gennaio del 2023 anche noi smetteremmo dunque di conteggiare questi oli tra le energie rinnovabili, escludendoli quindi dagli aiuti di mercato attualmente previsti.

Legambiente, che già da un anno attraverso la petizione #unpienodipalle chiede la cessione dei sussidi a partire dall’inizio del 2021, si è dichiarata parzialmente soddisfatta del passo avanti compiuto, dal momento che significherebbe comunque altri due anni di sovvenzioni alla combustione di olio di palma e di soia, sovvenzioni che, secondo le stime sui report del Gestore dei Servizi Elettrici elaborate da Legambiente, si aggirano intorno a un miliardo di euro all’anno che le famiglie pagano attraverso le bollette elettriche e l’acquisto di carburante.

Le conseguenze della produzione di biocarburanti

A partire dal 2010 le coltivazioni di soia e la produzione di olio di palma sono aumentate vertiginosamente, fino a diventare tra le principali cause di deforestazione nel mondo. Tra il 2016 e il 2019 le aree coltivate a soia in Amazzonia sono aumentate di 3,5 milioni di ettari e preoccupano le politiche scellerate di Bolsonaro, che ha già notevolmente ridotto le tutele ambientali e appena un anno fa ha concesso alle multinazionali della soia 25.000 ettari nella regione del Cerrado, una delle aree con maggiore biodiversità nel Pianeta. E non è migliore la situazione sul fronte delle coltivazioni delle palme da olio, che hanno già causato la perdita di migliaia di chilometri quadrati di foresta in Indonesia. In base ai dati attualmente in possesso, si calcola che, se la rotta non verrà invertita, la produzione di soia e di olio di palma potrebbe aumentare rispettivamente del 45% e del 60%, causando danni ambientali incalcolabili che andrebbero ad impattare pesantemente sia sul fronte della biodiversità che su quello dei cambiamenti climatici.

La crescita esponenziali della richiesta di questi prodotti è legata soprattutto alla produzione di biocarburanti, per la quale la sola Unione Europea ha visto aumentare del 40% le importazioni di olio di palma tra il 2010 e il 2017. Quello dei biocarburanti è un paradosso tragico: pensati per abbattere le emissioni di gas serra, vengono invece prodotti attraverso metodi altamente inquinanti. La combustione di olio di palma e di soia comporta infatti l’emissione di quantità di Co2 doppie o triple rispetto a quelle causate da gasolio fossile. Secondo uno studio condotto dalla Rain Forest Foundation Norway, se non verranno presi provvedimenti adeguati, la diffusione del biocarburante, in particolar modo nel settore dell’aeronautica, farà impennare la domanda di olio di palma del 90% e di quello di soia del 75%; per ottenere le quantità di biocarburante necessarie bisognerebbe dire addio a circa 7 milioni di ettari di foresta e queste deforestazioni, come conseguenza, finirebbero per rilasciare nell’aria 11,5 miliardi di tonnellate di Co2, più di quanto emette la Cina con i combustibili fossili.

Si tratta in sostanza di un assurdo circolo vizioso: l’aumento della produzione di biocarburante implica l’aumento di combustione di olio di palma e di soia e quindi l’aumento di zone coltivate a palmeti e a soia, responsabili della crescita della deforestazione, la quale, a sua volta, comporta sia una crisi sempre più grave della biodiversità sia una crescita esponenziale delle emissioni di gas serra, che andranno ad avere un impatto negativo sul clima. Fermare quanto prima questa concatenazione di eventi negativi per l’ambiente è assolutamente necessario e l’auspicio è che la proposta trovi la maggioranza anche alla Camera e porti il nostro Paese ad interrompere finalmente qualsiasi tipo di sussidio a queste pratiche distruttive.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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